Per anni Apple Podcasts è stato sinonimo di podcasting: semplice, preinstallato, “quello che usano tutti”. Un’app che non richiedeva scelte, perché era già lì. Oggi però sempre più utenti — soprattutto quelli un po’ più consapevoli — lo stanno abbandonando.
Il motivo non è l’interfaccia, né la qualità audio. È qualcosa di più profondo e meno visibile: una scelta strategica precisa, il vendor lock-in. Apple Podcasts sta cercando di trasformare un ecosistema storicamente aperto in un giardino recintato. E questo, nel mondo dei podcast, è un autogol.
Il podcast nasce aperto (e Apple lo sa)
Il podcasting nasce su RSS, uno standard aperto, noioso forse, ma fondamentale:
- chiunque può pubblicare
- chiunque può ascoltare
- chiunque può cambiare applicazione senza perdere nulla
La libertà di spostamento è parte del DNA del podcast. È ciò che ha permesso al formato di crescere senza padroni, senza piattaforme centrali, senza recinti.
Ed è proprio questo che Apple Podcasts oggi nega.
Il punto critico: nessun export OPML
C’è un fatto molto semplice, facilmente verificabile, che riassume perfettamente il problema:
Apple Podcasts non consente di esportare la lista dei podcast seguiti in formato OPML.
Non esiste:
- un pulsante
- un’impostazione nascosta
- un file accessibile all’utente
- un’API pubblica
Se decidi di cambiare applicazione, devi ricostruire tutto a mano. Episodio dopo episodio, podcast dopo podcast.
E no, non è un limite tecnico:
- OPML è uno standard banale
- qualunque player podcast serio lo supporta
- Apple potrebbe implementarlo senza difficoltà
È una scelta deliberata. Ed è questo il punto.
Vendor lock-in mascherato da “semplicità”
Apple Podcasts non è RSS-first. Usa RSS, sì, ma lo fa a modo suo:
- un catalogo proprietario al centro
- identificativi Apple al posto dei feed
- contenuti esclusivi e abbonamenti chiusi
Il risultato è chiaro e molto apple-style:
- entrare è facile
- uscire è scomodo
Nel software moderno questo approccio viene sempre più criticato. Nel podcasting, che nasce libero e distribuito, è quasi una bestemmia.
Il test pratico: Overcast e Pocket Casts
Per capire meglio dove sta il problema, ho provato a uscire dall’ecosistema Apple passando a due player molto diffusi tra gli utenti più attenti: Overcast e Pocket Casts.
Ed è qui che il confronto diventa interessante.
Overcast: libertà sì, ma con qualche scelta discutibile
Overcast è amatissimo per una buona ragione: è RSS puro, supporta import ed export OPML, non usa cataloghi proprietari e non trattiene l’utente. Da questo punto di vista, è tutto ciò che Apple Podcasts non è.
Ma c’è un aspetto sorprendentemente fastidioso: Overcast non mostra la data di pubblicazione degli episodi.
La data esiste nel feed, viene usata per ordinare gli episodi, ma semplicemente non viene mostrata. È una scelta di design consapevole, ma per chi ascolta podcast di attualità, informazione o tecnologia è una mancanza reale e, a tratti, irritante.
In altre parole: Overcast ti lascia libero, ma decide lui cosa è importante che tu veda.
Pocket Casts: meno minimalismo, più controllo
Pocket Casts fa una scelta opposta: mostra tutto. Date, filtri, viste cronologiche, code avanzate. È meno minimalista, forse meno “zen”, ma molto più trasparente.
Soprattutto, è uno dei pochi player che permette davvero di fare da ponte: riesce a importare le sottoscrizioni da Apple Podcasts e a esportarle in OPML. Una funzione che Apple potrebbe offrire nativamente, ma sceglie di non offrire.
Un confronto impietoso
| Funzione | Apple Podcasts | Overcast | Pocket Casts |
|---|---|---|---|
| RSS-first | No | Sì | Sì |
| Export OPML | No | Sì | Sì |
| Import OPML | No | Sì | Sì |
| Import da Apple Podcasts | — | No | Sì |
| Visualizzazione data episodi | Sì | No | Sì |
| Lock-in | Alto | Nessuno | Nessuno |
| Controllo dell’utente | Limitato | Alto | Molto alto |
Apple Podcasts non si comporta come un semplice player. Si comporta come una piattaforma che vuole trattenere.
Conclusione
Apple Podcasts perde appeal non perché sia “fatto male”, ma perché va contro la natura del podcasting.
Quando non puoi esportare i tuoi dati, quando non puoi portarti via le tue scelte, quando cambiare diventa faticoso, non sei più semplicemente un utente: sei trattenuto.
E in un ecosistema nato libero come quello dei podcast, questo è probabilmente il modo più rapido per perdere fiducia.
Lascia un commento